La crisi degli immigrati

L’immigrazione in Italia resta una questione sempre calda e sempre aperta. Ma di rado si concentra l’attenzione su quali siano le reali condizioni di chi si muove verso il nostro Paese. L’Ocse ha stilato al riguardo una “lista di problemi” che dovremmo necessariamente risolvere per migliorare la loro integrazione e la nostra economia.

imm

L’Italia è il Paese dell’Ocse che dal 2000 ha registrato i più alti flussi migratori, grazie anche alla sua posizione al centro del bacino del Mediterraneo.

I primi gruppi di immigrati sono arrivati dall’area Ue, dal Nord Africa e dalle Filippine in cerca di lavoro. Dopo la caduta della cortina di ferro i flussi provenienti dall’est Europa sono aumentati rapidamente e gli immigrati provenienti dal Vecchio Continente costituiscono oggi più della metà della popolazione immigrata. L’inserimento nell’Ue di Romania e Bulgaria ha accentuato questa tendenza.

Progressivamente, gli immigrati sono divenuti la principale fonte di manodopera per i lavori scarsamente qualificati. Tra gli uomini, uno su due lavora nel settore edile e tra le donne una su due si occupa dei servizi di assistenza alla persona. Dunque non siamo solo noi a risentire della crisi.

Infatti, il crollo dell’economia non è stato benevolo nei confronti del settore dell’edilizia: tra il 2008 e il 2012 è stato registrato un calo dell’occupazione maschile di 10 punti percentuali, mentre i tassi di disoccupazione sono raddoppiati, passando dal 5,8 al 12,6 per cento. Il sistema dell’assistenza domiciliare, che conta soprattutto sui risparmi decrescenti delle famiglie, non ha avuto una sorte migliore. La disoccupazione femminile è per tanto aumentata del 4 per cento.

Gli stranieri più competenti rappresentano il 10 per cento della popolazione immigrata ma in genere hanno scarse opportunità di trovare lavori mediamente o altamente qualificati, a causa dell’evoluzione del livello d’istruzione dei nativi. Dunque, restano spesso intrappolati in lavori poco inferiori rispetto alle loro possibilità e sottopagati.

Il lavoro autonomo sarebbe un ottimo strumento per adeguarsi al mercato italiano ma le attività degli stranieri sono generalmente piccole e con minori chances di sopravvivenza.

La popolazione immigrata è proporzionalmente più giovane rispetto a quella nativa e per questo i tassi di occupazione dei primi risultano superiori a prescindere dal sesso, sebbene siano più bassi rispetto alla media dell’Ocse. Tale fenomeno riflette i deludenti livelli di collocamento generale nel Belpaese. Questo è un dato unico a livello europeo che ha sollevato un importante interrogativo: è possibile adottare misure mirate per gli immigrati in una situazione in cui anche gli autoctoni hanno difficoltà a integrarsi nel mercato del lavoro?

Rispetto agli altri Paesi dell’Ocse, i nostri immigrati sono relativamente poco istruiti. Meno del 10 per cento ha un’istruzione universitaria e questa è la percentuale più bassa insieme a quella registrata in Grecia a livello europeo. Tra gli immigrati del Nord Africa la maggior parte non ha alcun diploma o si ferma al livello di istruzione primaria, mentre bulgari e rumeni risultano essere i più formati in ambito scolastico.

Tuttavia, sia italiani che immigrati ottengono cattivi risultati nel confronto internazionale sull’istruzione: per entrambi i gruppi il nostro Paese è l’ultimo in classifica.

Stando al rapporto dell’Ocse, anche alcuni aspetti delle infrastrutture per l’integrazione sono meno sviluppati in Italia che nella maggior parte dei Paesi con una lunga esperienza di immigrazione alle spalle. Nel nostro Paese esistono servizi pubblici per l’impiego ma la maggior parte delle assunzioni avviene attraverso reti personali e informali. Infatti, solo il 60 per cento degli immigrati vi si rivolge, contro l’80 per cento degli italiani.

Per l’integrazione esistono diversi strumenti. Tra i vari si annoverano i corsi di lingua e programmi per la lotta al lavoro in nero e per la formazione. Risulta significativo il dato dell’Ocse secondo il quale questi programmi riscuotano poco successo tra gli immigrati: solo il 10 per cento vi partecipa, ma quei pochi che lo fanno non riscontrano miglioramenti delle proprie condizioni. Emblematico è il caso del progetto di formazione lanciato in Puglia e Sicilia, in cui dei 250 partecipanti meno di uno su cinque ha trovato un lavoro a distanza di un anno dalla fine del corso.

Per una migliore integrazione degli immigrati e dei loro figli l’Italia dovrebbe attuare alcune raccomandazioni, suggerite dallo stesso rapporto dell’Ocse. Prima di tutto, è necessario analizzare l’effetto sproporzionato della crisi economica sugli immigrati, promuovendo la loro occupabilità. Si dovrebbe poi combattere il lavoro sommerso e irregolare e migliorare le infrastrutture per l’integrazione. Infine, dovrebbero essere incentivati i genitori nel portare i proprio figli in Italia il più presto possibile, per facilitarne l’inserimento a lungo termine (anche limitando la possibilità di ottenere permessi di lavoro per i minori di 18 anni che non hanno completato il ciclo d’istruzione secondaria).

3 thoughts on “La crisi degli immigrati

  1. skipmars ha detto:

    Immigration is also an issue and at issue in the United States, especially with the recent influx of children, unaccompanied by parents or adults.

    Thank you for visiting my online writing studio, and for opting to follow my work.

    Cheers!
    SM

    "Mi piace"

  2. […] the crisis is hardly unique — a recent follower here at Broadside blogged a similar story about the immigrant crisis there — in Italy, {and written in […]

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...